Bidoni storici: la flop 11 di tutti i tempi della Juventus

Juventus, ovvero Scudetti, Coppe Campioni, Coppe Italia e chi più ne ha ne metta, la bacheca della Vecchia Signora parla da sè, come il numero di campioni che vi hanno militato, ma tra tanti grandi nomi non sono pochi quelli che sfigurerebbero anche nei bassifondi della Serie A.

Da Athirson a Esnaider, da O’Neil a Martinez, tutta gente che, non si sa come, ha militato in una grande squadra, o quelli che, pur in una carriera di tutto rispetto, vedi Van der Sar, in bianconero han mostrato il peggio di sè.

Ecco un ideale Flop 11 horror di bidoni che hanno militato nella Vecchia Signora in tempi recenti:

Allenatore

Gigi Maifredi

Per distacco, il peggiore, anche se sul podio degli ultimi 20 anni meriterebbero una menzione anche un altro Gigi, DelNeri, e Ciro Ferrara. Ma Maifredi è una storia a sè, doveva essere un allenatore rivoluzionario, è sparito dal calcio e, verrebbe da dire, si è capito il perchè.

Portiere

Edwin Van der Sar:

Abituata storicamente ai grandi portieri italiani, con il gigante olandese i bianconeri vissero un incubo, anche per colpa delle sue prestazioni oscene nei due anni torinesi.

Difensori

Marco Motta:

Terzino di spinta preso per dare forze fresche alla fascia destra della difesa di DelNeri, convincerà talmente poco da portare il tecnico bianconero a sperimentare nel ruolo Rinaudo, il 18enne Sorensen e reintegrare in rosa Salihamidzic inizialmente finito ai margini. Memorabile la gara contro il Chievo nel quale Buffon uscì fino al fallo laterale lasciando sguarnita la porta pur di non vederlo difendere.

Jorge Andrade:10 milioni per strapparlo al Deportivo nell’anno post Serie B, reduce da un grave infortunio, il tempo di vederlo 3 gare in campo in coppia con Criscito che alla 4a si infortunò gravemente a Roma, chiudendo lì la sua carriera. Premio lungimiranza negli acquisti a chi lo prese.

Jean-Alain Boumsong: 

Fortemente voluto da Deschamps per sostituire Cannavaro (?!?) nell’anno in cadetteria, pronti via fu protagonista della papera da horror con Kovac nell’esordio in B a Rimini, giocando titolare 33 partite senza mai impressionare. L’anno dopo, in Serie A, non mise mai piede in campo, facendosi vedere solo in Coppa Italia con il gol del 2-2 all’Inter poco prima di partire per Lione.

Athirson:

Per la serie: anche Moggi sbagliava. Fece di tutto per portare in Italia il “nuovo Roberto Carlos” instaurando una battaglia legale con il Flamengo. Mise piede in campo 4 volte, poi Lippi non volle vederlo più nemmeno in foto e fu regalato nuovamente al Flamengo.

Altri: Porrini, Rinaudo, Mirkovic, Traorè, Knezevic

 

Centrocampisti

Jorge Martinez: 25 milioni per strapparlo al Catania, questo fu il biglietto da visita di Marotta alla Juventus. Al solo pensiero i tifosi bianconeri rabbrividiscono, El Malaka mise piede in campo una dozzina di volte nell’anno di DelNeri senza dimostrare nulla per poi infortunarsi e terminare in anticipo la stagione. Con l’avvento di Conte l’uruguaiano fu prestato prima al Cesena e poi iniziò il suo personale giro del mondo giocando pochissime partite tra un infortunio e l’altro e costringendo la Juventus a rinnovargli il contratto spalmando l’ingaggio pur di non avere una minusvalenza.

 

Tiago:

 La “lavatrice” arrivata dal plurititolato Lione, a Torino il portoghese è stato quasi sempre l’ombra di se stesso e del giocatore ammirato al Chelsea e in Francia, lento, prevedibile, a tratti svogliato, fu svenduto dopo due anni e mezzo all’Atletico Madrid dove divenne uno dei fedelissimi di Simeone.

 

Felipe Melo:Avete presente i 25 milioni buttati per Martinez? Aggiungeteci altri 25 per il brasiliano ex Fiorentina. Estate 2009, Alessio Secco in preda della sindrome da acquisto brasiliano compulsivo, dopo aver portato a Torino Diego, in cerca di un regista, molla D’Agostino dell’Udinese e paga sull’unghia 25 milioni ai Della Valle più Zanetti e Marchionni. Emblematiche le parole del brasiliano da lì a qualche mese: “non sono un regista”. Se ne erano accorti tutti, così come i tifosi bianconeri, esasperati dalle decine di palloni persi e falli inspiegabili, fu regalato dopo due stagioni al Galatasaray per poi tornare all’Inter qualche anno dopo, che a sua volta farà di tutto per liberarsene due anni dopo.

Eljero Elia: 

Più volte accostato alla Juve, dopo un corteggiamento durato anni e intensificatosi nell’estate 2011, avallato da Antonio Conte alla ricerca di un esterno da mettere a sinistra nel suo 4-2-4, esordisce dopo un mese di campionato a Catania venendo sostituito dopo 45′ insulsi. Da lì vedrà il campo solo in altri tre spezzoni di campionato, venendo rispedito in Germania al Werder Brema a fine campionato.

Altri: Oliseh, Thomas HäßlerBaiocco, Rincon, O’Neill, Kapo, Poulsen, Isla, Hernanes

 

Attaccanti

Juan Esnaider:

 Biglietto da visita: sostituto di Del Piero nel mercato invernale del ’99 dopo il grave infortunio del capitano bianconero, non il miglior modo di presentarsi a Torino, evidentemente. Poche presenze, 0 gol in campionato, dopo nemmeno un anno tornò in Spagna.

 Amauri

Strappato a suon di milioni a Zamparini nell’estate 2008, vive un inizio straordinario in bianconero diventando il trascinatore della squadra di Ranieri nei suoi primi 4 mesi a Torino e segnando anche al Real Madrid, nel derby della Mole e al Milan. Si rivelerà un bluff: da lì un’involuzione senza fine che lo porta a secco di reti a lungo, segnando solo 5 gol nel campionato successivo e la bellezza di 0 in quello dopo: a metà stagione Marotta decide che può bastare così e lo manda al Parma. Al suo rientro dal prestito resterà fuori rosa per poi accasarsi alla Fiorentina.

 

Altri: Pacione, Anelka, Bendtner, Salas, Diego

11 non ve ne bastano? Ecco altri 3 panchinari horror pronti a subentrare nella Flop 11:

Sergio Almiron: 

“Non so se sono all’altezza di questa squadra…”, queste le primissime parole di Almiron all’indomani del suo arrivo a Torino. Quando il buongiorno si vede dal mattino, l’argentino doveva formare la coppia di qualità con Tiago in mezzo al campo, fu sbolognato al Monaco dopo 6 mesi.

Mauricio Isla:

Acquistato nel pacchetto comprendente anche Kwadwo Asamoah dall’Udinese nell’estate del 2012, il cileno era quello che, tra i due, doveva essere il vero colpo di mercato. Reduce da un lungo infortunio rimediato ad Udine ma clinicamente alle spalle, a Torino Isla ha evidentemente mandato in vacanza a Torino il cugino scarso: cross costantemente sbagliati, dimenticanze in difesa e un atteggiamento timoroso ogni qualvolta che scendeva in campo. Dopo due anni viene spedito in Turchia e poi ceduto al Cagliari, quando dirà: “quando non si è all’altezza bisogna ammetterlo, quella bianconera era una grande squadra, ma io ho dimostrato di non poter essere a quei livelli”. Premio sincerità.

Diego:

Doveva essere il grande colpo dell’estate 2009 nel milionario mercato di Secco e Blanc, è stato uno dei primi ad affondare nel settimo posto di Ferrara/Zaccheroni. Eppure il brasiliano aveva tutto per far bene, seguito già da anni dalla Vecchia Signora e reduce dalle brillanti prestazioni in Bundesliga, fu portato a Torino per 23 milioni di euro e alla seconda giornata, dopo la doppietta alla Roma, già i titoli erano tutti per “MaraDiego”. Fu un fuoco di paglia in una squadra in cui funzionava ben poco, “memorabili” i suoi tiri da fuori telefonati al portiere di turno e la sua lentezza palla al piede. Al termine della stagione sarà ceduto al Wolfsburg per poi iniziare un pellegrinaggio tra Atletico Madrid, dove comunque fu protagonista della vittoria della Liga e di un gran gol al Barça in Champions, Fenerbache e il ritorno in patria al Flamengo.

 

 

 

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