Che fine ha fatto? Arturo Lupoli, la promessa d’Oltremanica

Solitamente è l’Italia ad acquistare giovani all’estero in cerca di quel fenomeno che ti faccia sbarcare il lunario. E qualche società, come ad esempio Udinese e Palermo, ci riescono anche bene. È più difficile, invece, che accada l’opposto. Capita di rado che dei giovani italiani vengano notati e poi esportati all’estero: a causa anche del nostro sistema giovanile completamente da rifondare, le promesse ormai sono costrette a fare anni e anni di gavetta in cadetteria o serie addirittura inferiori, oppure a rimanere ai margini di una società importante, passando mezza carriera praticamente tra panchina e tribuna “perché non è ancora pronto” o “perché deve ancora maturare”. Si rischia così di passare inosservati anche all’estero o di finire nel dimenticatoio. E magari, a causa di questa cultura, ti ritrovi a non essere davvero preparato nel caso in cui l’occasione della vita stia per bussare alla tua porta. Forse, l’estero, fa anche bene a non cercare più di tanto, visti i precedenti poco felici: tralasciando il caso Taibi, calciatore maturo e già bell’e fatto, non ci sono molti casi eclatanti che hanno portato alla ribalta il “fiuto” degli osservatori stranieri (tra gli ultimi Macheda, di cui abbiamo parlato qui ). Uno di questi casi riguarda Arturo Lupoli, giovane di belle speranze che, da semisconosciuto, si ritrova sballottato in Gran Bretagna da un giorno all’altro. Cresciuto nelle giovanili del Parma, la sua carriera rischia di avere un’improvvisa accelerata a causa della difficile situazione finanziaria in cui versa il club emiliano: non prenderà, invece, mai il volo. Più fortuna avrà l’altro giovane in partenza verso l’avventura inglese: Giuseppe Rossi, dal talento cristallino ma con un destino che si dimostrerà a tratti beffardo, vola infatti verso Manchester.

LA GRANDE OCCASIONE

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Il 7 luglio 2004, così, il giovane bresciano viene acquistato a titolo definitivo dall’Arsenal. Esordisce coi Gunners qualche mese dopo: indossa ufficialmente per la prima volta la casacca londinese il 27 ottobre contro il Manchester City, nel match valido per il terzo turno di Carling Cup, partendo da titolare. Arriveranno, qualche giorno dopo, anche le prime reti contro l’Everton da professionista, ma per l’esordio in Premier League dovrà aspettare più di un anno. Il momento arriverà soltanto il 25 febbraio del 2006, quando subentrerà a Gilberto Silva all’82’, contro il Blackburn: saranno i suoi unici otto minuti con quella maglia. Ci sono momenti, nella vita di un uomo, in cui tutto può cambiare, le cosiddette sliding doors, ma per Lupoli la scelta non si presenterà nemmeno: da quel momento inizierà un peregrinare senza fine tra Italia e Inghilterra, passando anche per Budapest. In dieci anni, cambia praticamente una maglia a stagione, se non di più, non riuscendo mai a trovare una vera dimensione in cui potersi affermare.
Nell’estate di quell’anno inizia la sua involuzione calcistica: passa infatti dalla corte di Arsène Wenger a quella di Billy Davies, certamente non uno tra i coach più conosciuti. Arturo finisce, difatti, al Derby County, club militante in Championship, la Serie B inglese. Se c’è del talento è l’ora di dimostrarlo e la giovane punta risponde presente: con un bottino di 35 presenze 7 reti (tra le quali anche una tripletta), dà il suo contributo per la promozione della società nella massima serie. Non raccoglierà, però, i frutti del suo lavoro: mesi prima, infatti, aveva già firmato un contratto quinquennale con la Fiorentina. È probabilmente l’ultima grande occasione per finire sotto le luci della ribalta, ma non avrà più modo nemmeno di provarci. Nella prima metà di stagione non vede mai il campo, se non in Coppa Italia, e nel mercato di riparazione passa al Treviso: si ritrova nuovamente a dover ripartire dalla cadetteria, ma gli anni cominciano a passare inesorabili.

VERSO L’ANONIMATO

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Arturo Lupoli con la maglia dell’Honvéd, club della capitale ungherese

Da questo momento, purtroppo, c’è ben poco da dire. Dopo la Serie B nella società veneta, approderà nuovamente in Championship, dapprima al Norwich City, in seguito allo Sheffield United. In questa nuova esperienza raccoglierà un discreto numero di presenze, non proporzionale però al numero di reti siglate. Nell’estate del 2009 passerà all’Ascoli, dove si fermerà per ben due anni, evento inconsueto nella sua carriera. Gli ultimi anni trascorrono tra Serie B e Lega Pro, a parte la piccola parentesi ungherese: Grosseto, VareseFrosinone, Pisa. Coi ciociari conquista anche la prima storica promozione del club nella massima serie, ma per l’ennesima volta Lupoli non riesce a calpestare l’erbetta dei campi della Serie A: a fine stagione, infatti, arriva un’ulteriore declassamento nell’ultima lega professionistica italiana, prima al Pisa, poi al Catania, in entrambi i casi non si tratta di esperienze indimenticabili. Tutt’altro, ad inizio stagione 2016/17, tornato per fine prestito nella squadra toscana neopromossa in B, disputa due gare di Coppa Italia e poi finisce fuori rosa, trasferendosi al Sudtirol nel mercato invernale. Oggi si trova ancora in Serie C alla Fermana, a lottare per una maglia da titolare, alla soglia dei trent’anni, di fatto, rischia addirittura di sprofondare tra i dilettanti. Difficile capire una carriera del genere, se si pensa che a livello giovanile ha anche vestito tutte le maglie delle varie selezioni Nazionali, ad eccezione di quella dell’Under-20. Che cos’è stato davvero Arturo Lupoli? Talento bruciato troppo presto o ennesimo fuoco di paglia? Ai posteri l’ardua sentenza.

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