Che fine ha fatto? Cristian Pasquato, l’erede giramondo di Del Piero

Prima di divenire la Juventus di Higuain e Dybala i bianconeri hanno dovuto passare qualche anno a veder gli altri vincere. Mentre venivano scippati di Ibrahimovic, Del Piero invecchiava (solo di età) e Mourinho arrivava in Italia, la Juve programmava il suo nuovo stadio sapendo già allora di renderlo un fortino inespugnabile. Aveva un occhio lungo sui giovani già allora ma non come oggi. Uno dei tanti giovani passati da Torino è Cristian Pasquato.

Nato (20 luglio ’89) e cresciuto nel padovano si mette in mostra col Montebelluna (oggi in Serie D). A 14 anni la Juve lo preleva e lo inserisce nelle proprie giovanili. Da qui si inizia a far sul serio ma per lui le cose non vanno come sperava o come speravano. Dato il suo fisico e la sua notevole agilità era un 10 a tutti gli effetti e come se non bastasse calciava divinamente anche le punizioni. Il suo idolo non importa neanche dirlo: Alex. Sotto la saggia guida di Vincenzo Chiarenza, Pasquato vince la Supercoppa Primavera contro l’Inter il 3 ottobre 2007. Al minuto 55 una meravigliosa punizione di Pasquato porta in vantaggio i bianconeri che poi raddoppieranno con Essabr nei minuti finali. Ranieri, allora tecnico bianconero, lo convoca spesso ma lo mette in campo solo l’11 maggio 2008, regalandogli così l’esordio in Serie A. Entra, neanche a farlo apposta, al posto di Alex Del Piero, per tutti un vero e proprio passaggio di consegne.

Le maglie da titolare nella Juve sono quasi impossibili da conquistare e la voglia di giocare è tanta, quindi molte società si fanno avanti per ottenere in prestito il ragazzo. L’Empoli convince il ragazzo, sicuro che un esperienza nella serie cadetta possa far bene a lui e alla sua carriera. Il campionato coi toscani inizia bene e il 20 settembre realizza la rete decisiva nella trasferta di Rimini. La stagione seguente veste di nuovo la casacca azzurra ma nel Gennaio successivo lascia la Toscana per accasarsi a Trieste. Sei mesi non indimenticabili con la Triestina e poi è di nuovo Juve. Svolge il ritiro pre campionato 2010-2011 con i bianconeri sapendo già di essere sulla lista dei cedibili, detto fatto, il ragazzo fa ancora le valige e parte per Modena, ancora in Serie B. Dopo le non felici esperienze in cadetteria, forte di una maggiora maturità acquisita, Pasquato disputa un’ottima annata con i canarini, mettendo a segno 9 reti, alcune indimenticabili su punizione, e mettendosi in mostra come tra i migliori calciatori della Serie B. Terminato il prestito a Modena ecco il nuovo rientro alla Juve, sembra l’ennesimo ritorno di passaggio, invece mai con in questa occasione il fantasista va vicino alla permanenza a Torino. Già perchè sulla panchina bianconera giunge Antonio Conte, a caccia di ali veloci e imprevedibili per il suo 4-2-4, Pasquato, visto da vicino dal tecnico salentino reduce dalla vittoriosa esperienza senese in B, sembra avere le caratteristiche giuste.
E infatti, nella prima parte del ritiro e nelle varie Tournée, Pasquato gioca, segna, e incanta molti tifosi bianconeri. E’ la svolta della carriera? Neanche per sogno, perchè a pochi giorni dalla chiusura del mercato in bianconero arrivano Giaccherini, Elia ed Estigarribia, che sommati ai già presenti Krasic e Pepe significa poco spazio per Pasquato. Il Lecce si fa avanti e Pasquato perde un treno fondamentale, quello che l’avrebbe portato a vincere lo Scudetto 2011/12 con i suoi compagni bianconeri. A Lecce le cose non vanno alla grande e con una classifica pericolante si preferisce affidarsi a calciatori più esperti, così nel mercato invernale Pasquato fa ancora le valigie e parte per Torino, ma non per la indossare di nuovo la maglia della Juventus, ma quella granata del Torino in B. Esperienza fallimentare anche qui, tra infortuni e difficoltà ad entrare negli schemi di una squadra che vola a mille verso la promozione l’ex Empoli scende in campo solo tre volte, siglando 1 gol.

Dal 2012 ad oggi, Pasquato gira “mezza Italia” alla ricerca della piazza ideale che gli dia finalmente fiducia, senza rimanere per più di una stagione in nessuna città e cambiando maglia sempre e solo con la formula del prestito. Già perchè, pur passando in comproprietà all’Udinese nell’affare Isla e Asamoah, Pasquato Udine la vede soltanto per firmare il contratto, passando subito, manco a dirlo, in prestito al Bologna. Qui le cose vanno meglio, segnando due gol in Coppa Italia e il primo gol in Serie A alla Roma, per poi ripetersi con un eurogol al Cagliari. Le buone cose fatte intravedere in Emilia non bastano, però, per restare nella stessa città l’anno seguente, anzi, sorprendentemente Pasquato scende in B e torna a casa, a Padova.


Ancora una volta però, in B, le cose non vanno benissimo, o meglio, dal punto di vista personale il ragazzo disputa un’annata di tutto rispetto, con 37 presenze e ben 7 reti, seconda solo alla stagione con la maglia del Modena, ma il Padova incappa in una stagione disastrosa culminata con la retrocessione e lui, padovano doc, viene preso di mira dai tifosi.

L’anno dopo viene risolta la comproprietà tra Juventus e Udinese a favore dei bianconeri torinesi, che lo mandano in prestito al Pescara. Anche qui una buona stagione in B con 33 presenze e 6 reti. Vale la conferma? Ovviamente no, nel 2015 è tempo di trasferirsi, in prestito ovviamente, al Livorno, dove trova la via della rete 4 volte in pochi mesi per poi, nel mercato invernale, tornare in prestito di nuovo al Pescara e conquistando la promozione in Serie A, scendendo 12 volte in campo.

E’ l’occasione per tornare in massima serie e firmare un contratto definitivo? Forse, ma ancora una volta per lui si aprono le porte del prestito, finendo a Samara, che sembra il nome di una città italiana ma invece è in Russia e nel mese di gennaio  il termometro raggiunge i -16°. Al  Krylia Sovetov Samara, il nome completo del club, Pasquato disputa una discreta stagione, siglando 5 reti di cui una allo Zenit.

Altra stagione altro giro, terminato il prestito in Russia Pasquato torna momentaneamente in bianconero, prima di fare le valige, questa volta definitivamente dopo un’infinità di prestiti, direzione Polonia: ad acquistarlo è il Legia Varsavia, con cui firma un biennale.

Numeri alla mano, la miglior stagione di Cristian è stata quella col Modena nel 2010-2011 in cui in 40 gare segnò 9 reti. Finora nella sua carriera non ha mai raggiunto la doppia cifra in stagione. Anche con la maglia della nazionale non ha fatto poi così bene: a 17 anni è uno dei migliori nella selezione, col passare degli anni arriva a giocare cinque partite con l’Under 21, poi la maglia azzurra la vedrà solo, purtroppo per lui, in televisione.

La carriera di un calciatore è fatta di momenti, di attimi da cogliere, certamente anche di fortuna. Quella di Cristian è sicuramente stata frenata dai prestiti, usanza tutta italiana che non fa altro che sballottare i calciatori qui e lì, come pacchi postali, senza mai dare la possibilità di entrare in un progetto, in un contesto tecnico, di familiarizzare con l’ambiente. Ora dalla Polonia riparte l’ennesima opportunità di Cristian, questa volta padrone della propria carriera, per dimostrare di valere l’Italia, che sia Serie A o B, perchè tra erede di Del Piero e schiappa assoluta esiste anche una via di mezzo.

 

Ad opera di Andrea Cherici e Gianfranco Parciasepe.

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