Che fine ha fatto? Papa Waigo, il velocista “fuggito” negli Emirati Arabi

Senegal, precisamente la felice isoletta chiamata Saint Louis. Questa piccola isola non è stata in realtà, molto felice in passato poichè guarda verso occidente e verso quella direzione sarebbero stati deportati tantissimi africani a lavorare nei campi degli Stati Uniti. Chiuse le tristi pagine della tratta deglin schiavi se ne aprono altre. Dopo esser divenuta capitale del paese, inizia un lento declino, quindi la capitale si sposterà a Dakar e a Saint Luois rimarranno lacrime, speranze e negozi chiusi. Oggi questa fetta di Senegal è un luogo affascinante e colorato, i mercati riempiono le strade mentre la musica, la pesca e il pallone riempiono il tempo degli abitanti. Di bambini che corrono ve ne sono tantissimi, i campetti in polvere sono sempre pieni. In mezzo a questi bambini uno si distingue per completezza e dedizione verso il gioco. Il suo nome è Papa Waigo N’ Diayè.

Oltre al calcio è anche un ottimo studente e studia per divenire erborista. Col tempo si accorgerà che il pallone è e sarà nel suo destino. A togliere i dubbi sarà il Verona. Arriva in Italia nel 2001. Anno non molto fortunato per l’Hellas, poichè retrocede pur avendo in squadra, uomini che poi hanno fatto una brillante carriera: Mutu, Gilardino, Oddo, Mario Frick, Paolo Cannavaro, Dainelli e Cassetti. Dopo un gran girone d’ andata le cose si ruppero e il Verona, allenato da Malesani, dovette abbandonare la Serie A. L’ anno della Serie B, Malesani decide di promuovere questo giovane ragazzotto senegalese che col pallone sembra aver un buon feeling, ma le cose in B non migliorano tanto, il torneo è duro e combattuto e il Verona, si gode la possibilità di esser una delle candidate a risalire immediatamente. Non sempre tutto va come deve andare. Il Verona raggiunge la salvezza aritmetica a poche giornate dal termine del torneo. Malesani impiega comunque spesso Papa Waigo che, dietro le punte, si rende spesso pericoloso.

Nel 2003 salutato Malesani, andato a Modena, arriva in panchina Sandro Salvioni. Dopo aver portato il Nizza in Ligue 1, allenerà a Cosenza senza però terminare la stagione. A Verona arriva, col semplice compito di riportare l’Hellas nel campionato che il club e la città meritano. Si arriva però a dicembre e diciotto punti in venti partite (squadra terz’ultima) sono pochi, troppo pochi. Maddè rimpiazzerà il tecnico lombardo. Papa Waigo viene spesso schierato titolare e in diverse occasioni timbra anche il cartellino. Il Verona si salverà, in qualche modo, terminando il campionato al diciannovesimo posto. Dopo Maddè arriva Massimo Ficcadenti, con idee nuove e diverse. Papa Waigo trova sempre maggior spazio e si inizia a parlar bene di lui. Sereno, allegro, tranquillo e con un fisico eccezionale. Micidiale nell’uno contro uno e con un buon piede destro. Nell’estate del 2005 si trasferisce al Cesena con la formula della comproprietà. Castori ha a disposizione un buon elemento da inserire negli schemi offensivi. I gol del senegalese saranno cinque e il Cesena arriva a giocarsi i play-off. Sulla strada che porta alla Serie A, c’è il Torino di De Biasi. Con un pareggio ed una vittoria il Toro, supera l’ostacolo bianconero e vola verso la Serie A. La stagione seguente consacra il senegalese come uno dei migliori stranieri in Italia. Segna ben quindici reti nella serie cadetta anche se la squadra non segue le buone prestazioni di Papa Waigo e a Maggio si classifica sedicesima in Serie B.

Ma Papa Waigo non può rimanere in B ancora per molto tempo e già squadre come Chievo, Udinese e Genoa chiedono il prezzo per acquistarlo. Gasperini convince Preziosi a sborsare cinque milioni di euro nelle casse dei bianconeri mentre il senegalese si appresta a firmare un contratto di cinque anni. Il Grifone, forte del ritorno in A dopo più di un decennio, vive una stagione altalenante ma lussuosa per una neopromossa. Borriello, Masiello, Di Vaio, Juric, Bovo e Criscito formano tuttavia una squadra giovane ma allo stesso tempo esperta e di talento. Ma il senegalese non replica la stagione precedente e segna solo ad Agosto, nelle prime due gare di Coppa Italia contro Grosseto ed Ascoli. Saranno solo nove le presenze per lui fino a Dicembre. Si, perchè il 19 gennaio 2008 passa alla Fiorentina in uno scambio col terzino belga Van den Borre. Debutta solo qualche settimana dopo a causa della Coppa d’Africa in Ghana, quando dopo poco più di dieci giorni di torneo i giocatori senegalesi possono già tornare ai rispettivi club: due punti in tre partite contro Angola, Sudafrica e Tunisia sono troppo pochi per passare il turno.

 

A Firenze lascerà indiscutibilmente il segno. Segna il suo primo gol nel sentito derby col Livorno in tuffo di testa. A fine gara sarà l’unica rete del match. Questo accade il mercoledì ma domenica la Viola va a Torino a giocare un altro importante match contro la Juve. Gara in discesa grazie a Gobbi che batte Buffon. La Juve, ferita, prima reagisce con una rovesciata di Sissoko e poi ruggisce col piattone di Camoranesi. Sembra un match finito ma gli uomini di Prandelli non si danno per vinti. Azione confusa al limite, il senagelse riceve palla in area, invece che tirare di prima, la stoppa e proprio quando sembra aver perso il tempo, calcia in diagonale e batte Buffon facendo godere i 500 fiorentini accorsi a Torino, esultando davanti a loro nella sua tipica buffa danza. Minuto novantadue. Classico campanile amatoriale in area juventina. La difesa pecca nelle marcature la palla viene allargata sul senegalese che di prima apre il piattone destro e butta la palla in area di rigore. Come un falco ci si butta Osvaldo (non ancora del tutto una testa calda) in tuffo e batte Buffon. L’argentino corre verso i suoi tifosi, togliedosi la maglia e smitragliando a destra e a manca come il suo idolo faceva nei suoi giorni migliori con quella stessa maglia, con quello stesso numero. E’ tempo però di tornare a terra. La Fiorentina a Maggio si conferma quarta forza del campionato, e in estate cambia molto, specie in avanti. Arriva un esperto Gilardino, un treno di nome Juan Manuel Vargas e un promettente montenegrino di nome Stevan Jovetic. Prandelli non utilizza molto il senegalese che in inverno dovrà migrare verso Lecce.

In Puglia solo sei presenze e tanti punti interrogativi. In estate, il club fiorentino decide di mandarlo nuovamente in prestito e questa volta la destinazione è curiosa quanto affascinante: Southampton. Ma non è il Southampton che oggi conosciamo perchè nel 2009 il club del St. Mary’s si trovava in League One, la nostra C1. La prima parte di stagione per il club allenato da Alan Pardew è da incubo. I primi tre punti arriveranno solo dopo otto giornate e cinque pareggi. le cose andranno meglio dalla diciottesima giornata in poi quando i bianco rossi escono dalla zona calda e raggiungono in fretta e furia le posizioni alte. Ma il settimo posto non consente al Southampton di giocare i play-off per salire in Championship. Con il 9 sulle spalle, il senegalese si cala alla perfezione nella realtà inglese e diviene un buon uomo d’area, rapace e veloce nei metri che contano. I gol saranno cinque in trentacinque match. Molti anche i legni colpiti. Fallita la promozione per Papa Waigo si prospetta un futuro incerto. Genoa e Fiorentina andranno alle buste, nessuno presenta offerte ma il proprietario del cartellino resta il club toscano. Nella nuova stagione gioca solo venti minuti contro il Bari e poi in inverno si trasferisce nella vicina Grosseto.

Due gol coi toscani e poi arriva l’Ascoli che compra il cartellino e se lo porta a casa. Nelle Marche vive forse la sua miglior stagione, anche dal punto di vista realizzativo. Il campionato dei bianconeri si complica fin da subito, complici i sette punti di penalizzazione. Papa Waigo segna il suo primo gol a Gubbio alla seconda giornata con un grande esterno al volo che apre le marcature al settimo. Replica dieci giorni dopo contro la Nocerina, match terminato col successo dei marchigiani. Il senegalese prende in mano la squadra, nonostante Castori sia stato cacciato ad inizio novembre. Al suo posto Massimo Silva già passato da Ascoli con le scarpe da calcio dal 1972 al ’76 e poi come allenatore trent’anni dopo. Silva non riesce però a migliorare di tanto le cose. Per sua fortuna Papa Waigo è in una stagione di grazia e a Maggio i gol saranno ben quindici. Ascoli segna anche la sua ultima stagione nel calcio che comunque qualcosa conta. Già perchè, quando il club bianco nero lo convoca per il ritiro estivo il senegalese non ne vuol sapere di rimanere e si accorda con un contratto biennale all’Al-Wahda pur essendo ancora un tesserato dell’ Ascoli, entra di mezzo la FIFA che condanna il club emiro e il senegalese a risarcire il club bianconero con 500.000 euro. Salirà nuovamente alle luci della ribalta in Italia quando la moglie dichiarerà di essere stata abbandonata, insieme ai figlia, senza ricevere più un euro dal senegalese che di soldi, nel frattempo, negli Emirati arabi ne riceveva eccome. Da lì il medio oriente sarà teatro delle sue prestazioni, per lui ricchi contratti e tante squadre. Ogni anno cambia maglia e in ordine cronologico sono: Al-Wahda, Al-Etiffaq, Al Raed, Ittihad Kalba e nel 2016 Al-Urooba.

Questa è la danza di Papa Waigo, che vi piaccia o no.

Precedente Storie di Football Manager: una salvezza assurda Successivo Occhio a...Christian Pulisic, il croato a stelle a strisce

Lascia un commento

*