Il saluto di Buffon alla sua Juve: “Il bianconero una seconda pelle, la Juve la mia famiglia, grazie!”

17 anni, tanti ne ha passati in bianconero Buffon, da quando, nell’estate 2001, arrivò a Torino da giovane promessa del Parma ed acquisto più costoso della Serie A. Quasi un ventennio, nel quale di cose ne sono cambiate, la tecnologia è andata avanti, ma lui era lì, un punto fermo, per tutti, diventando un mito, Superman, il portiere più forte di tutti i tempi. In bianconero ha vinto tanto, e perso anche, basti pensare a quelle maledette tre finali perse ad un passo dalla Coppa che tanto ha sempre agognato, ma da bianconero ha anche vissuto il Mondiale 2006, con tanti suoi compagni di squadra in campo nella finale con la Francia, per poi prendere una decisione folle e di cuore, pochi mesi dopo, ritrovandosi a Rimini, in Serie B. E poi il riaffacciarsi in Serie A, coraggiosamente, per poi ricadere nella mediocrità dei settimi posti. Chissà cosa pensava, allora Gigi Buffon, della sua carriere, se soltanto per un attimo si era pentito di quella scelta, o la rivendicava orgogliosamente, di certo avrebbe sperato di tornare a vincere. E l’ha fatto. Non una, non due, nemmeno tre, ma sette volte di seguito, diventando il recordman della Serie A per Scudetti vinti, staccando miti e leggende, diventando il portiere con più presenze nel nostro campionato, riscrivendo la storia del record di imbattibilità gelosamente custodito per due decenni da Sebastiano Rossi. Un simbolo, una leggenda, diventato bandiera, che dopo 17 anni saluta così, con visibile emozione, la sua Juventus:

 

“Seimilacentoundici giorni.
Semilacentoundici attimi di pura passione.
Di gioia, di pianti, di sconfitte e di vittorie.

Grazie. 
Grazie ad ognuno di voi.
Perché ognuno di voi ha contribuito a rendere speciale ogni istante della mia vita in bianconero. Una vita che è diventata una seconda pelle.
Una pelle che ho indossato, amato e rispettato. E che ho custodito e protetto con tutto me stesso.
Con tutti i miei limiti, ma anche con tutta la passione che mi ha sempre accompagnato.

Con domani si conclude un percorso.
Termina un libro che abbiamo scritto insieme.
L’emozione è tanta.
Troppa.

Comincerà inevitabilmente un percorso nuovo.
Un libro nuovo.
Deve cominciare.
Per la Juventus che rimarrà oltre qualunque calciatore, sempre!
E che continuerà a scrivere altre pagine importanti del suo libro che io penso e immagino infinito. Perché il suo è un DNA unico ed ineguagliabile. Irripetibile e magnifico.
La Juve è una famiglia. La mia famiglia.
E io non smetterò mai di amarla, ringraziarla e chiamarla “casa”.
Perché mi ha dato tanto. Tutto.
Sicuramente molto più di quanto io non abbia fatto nei suoi confronti.

Comincerà inevitabilmente un percorso nuovo.
Un libro nuovo.
Deve cominciare.
Per me che imparerò a guardare il futuro con occhi diversi.
Che inizierò a raccogliere le nuove sfide che la vita mi proporrà con la curiosità di chi non vuole smettere di sentirsi “in gioco”.
E che sentirò il sano timore di chi di sfide ne ha vissute tante, a volte vinte, molte altre perse, ma che è consapevole che ognuna di esse è diversa dalla precedente.
E pertanto più difficile.

Sono arrivato allo stadio in bicicletta. Ero tanto giovane.
E domani vorrei metaforicamente allontanarmi a piedi per poter assaporare ogni istante, sentire la fatica del distacco. E la gioia dei saluti.
Per emozionarmi.
E per capire che mai sarò lontano da quel posto che chiamerò “casa”.
Per sempre!
E per poter salutare i compagni e gli amici che mai smetterò di chiamare FRATELLI.

Fino alla fine! Per sempre vostro,

Gianluigi Buffon”.

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