L’apocalisse del Ct dell’indecisione: un fallimento quasi annunciato

Poco più di tre anni dopo mi ritrovo a commentare nuovamente un fallimento, il terzo consecutivo, della nostra amata Nazionale, che dopo aver alzato al cielo la Coppa più bella la notte del 9 Luglio 2006 ha messo in fila due eliminazioni al primo turno ed una non qualificazione al Mondiale. Roba da mani nei capelli, il peggior score di tutti i tempi del nostro calcio, perchè se in passato quando la Nazionale era uscita al primo turno di un Mondiale quattro anni dopo aveva sempre concesso la figuraccia-bis, farlo per ben tre volte di fila, peggiorando addirittura il risultato precedente è un primato assoluto del nostro calcio.

Tre anni fa nel mirino c’era Prandelli, che dopo un ottimo Europeo (finale a parte) aveva perso le redini del gruppo e forse anche motivazioni, tra moduli impraticabili, un gioco lento, noioso, soporifero, la fissa con i trequartisti anomali (Montolivo?), le amichevoli giocate una peggio di un’altra tanto per far presenza, ora il discorso di Ventura è certamente più complesso, perchè in solo 14 mesi di gestione ha dato vita a tante idee e nazionali diverse, anche contrastanti tra loro.

Lo è perchè, pur partendo da una base più consolidata (un buon Europeo 2016, a fronte del brutto Mondiale 2010 al quale subentrò Prandelli), la squadra è andata via via perdendo le proprie certezze e la propria identità. Eppure le premesse erano diverse, Ventura aveva sostituito Conte anche a Bari, ed i risultati, la prima stagione dei pugliesi in A, furono più che buoni: gioco brillante, ali veloci, giovani in grado di mettersi in mostra. In azzurro Ventura però ha, sostanzialmente, commesso due errori su tutti, uno all’antipodo dell’altro. Dapprima ha ripreso, nelle prime uscite, il 3-5-2 contiano, modulo che doveva esser messo in soffitta a fronte dei vari esterni di buon livello che stava proponendo il nostro campionato, arrivando anzi a dire che i vari El Shaarawy, Berardi, Politano, Verdi, pur essendo ottimi calciatori non potevano adattarsi al suo gioco, come scrissi un anno fa, dopo un mese di mandato di Ventura (leggi QUI).

Ora, da che mondo e mondo, mi risulta sia l’allenatore a doversi adattare al materiale a disposizione, e non viceversa,  Ogni tecnico ha però le sue convinzioni, per cui condivisibili o meno si possono accettare. Pochi mesi dopo quelle dichiarazioni l’ex allenatore granata ha però cambiato completamente registro, arrivando a smentire se stesso e metter su un 4-2-4 (dire 4-4-2 fa meno figo?) iper offensivo che, pur dando qualche vittoria con nazionali di poco conto, ha finito via via per toglier certezze alla difesa e, soprattutto, al centrocampo, il reparto nevralgico di quqalunque squadra. Il doppio centravanti, Belotti-Immobile, roba da anni ’50, nonostante il buon Ciro a dispetto del nome sia un attaccante capace di muoversi con velocità rispetto al granata, ha finito per togliere fantasia ad una squadra snaturata in quelli che dovevano essere i suoi uomini chiave, con Insigne esterno di centrocampo/terzino e Verratti incontrista. Da apprezzare certamente la vena offensiva, atipica per il calcio italiano,  ma talmente tanto atipica che al primo vero test probante, la sfida di Madrid, con i calciatori ancora ingolfati dalle preparazioni estive e un centrocampo assente si è rischiato un tracollo ben peggiore dello 0-3 subito.

Contro la Spagna, che del possesso palla e del centrocampo fa la sua arma letale, affidare il centrocampo a soli due uomini, di cui uno non certo un fulmine di guerra come Verratti, inadatto anche a recuperar palloni, è stata l’azzardo peggiore che si potesse. Come sia stata partorita una formazione simile, difficile dirlo, probabile ci fosse una consapevolezza (o presunzione) di sè diversa, che ha dovuto però fare i conti con la dura realtà.

Lasciate perdere ciò che è venuto dopo, perchè quella di Madrid è stata l’ultima vera Italia di Ventura, dà lì è apparso sempre più demotivato, incapace di dare suggerimenti da bordo campo, probabilmente anche stizzito dalle critiche subite. Il risultato è stato intestardirsi ancor più senza senza valutare davvero i punti di forza e debolezza della sua rosa, che avrebbero portato ad un 4-3-3 con due ali tecniche e veloci, un centroavanti tra i due titolari prima citati al centro, 3 centrocampisti di cui due dinamici, una difesa a 4. Troppo semplice? Il modulo in questione però non è mai stato nelle corde dell’ormai ex Ct però, che mai l’ha proposto in azzurro. Ha così continuato prima con il 4-2-4 contro Israele partorendo un misero 1-0, poi il 3-4-3 nella pessima gara contro la Macedonia ed infine nuovamente il 4-2-4 contro Albania, altro misero 1-0. 3 gol in 4 partite, di cui tre contro nazionali nettamente inferiori, già bastava questo dato per capire che qualcosa nella manovra azzurra non andava. A posto così? No, perchè poi ha fatto nuovamente, per la terza volta, retromarcia, tornando al 3-5-2. Una scelta inspiegabile e autolesionista dopo un anno di 4-2-4, sinonimo della confusione tattica del Ct. Perchè, in occasione delle gare contro la Svezia, ha richiamato Jorginho, mai preso in considerazione prima d’ora e scartato addirittura pubblicamente perchè non adatto al modulo (di nuovo?), e Zaza (mai visto nemmeno ad inizio stagione nonostante il momento di forma del valenciano e la difficoltà a segnare dell’attacco azzurro), scelte per carità giustissime ma in netta contrapposizione con le idee da lui descritte fino a pochi mesi prima.

La doppia gara contro la Svezia, poi, è stato il momento più basso di un Ct che ormai non era più tale: non lo era più per il gruppo, che eseguiva ma probabilmente non condivideva i suoi dettami, non lo era nemmeno nella sua testa, incapace di dare dettami tattici differenti a gara in corso. E se in Svezia lo spettacolo offerto è stato deprimente, figlio di una formazione poco comprensibile con i nostri giocatori più tecnici e rapidi in panchina ad osservar da lontano la lenta difesa svedese, mentre Belotti e Immobile si scontravano centralmente con i lungagnoni scandinavi, la sfida di ritorno è stata davvero, come descritto, un’apocalisse.

Dovendo recuperare lo 0-1, contro una Svezia che avrebbe (ed ha) fatto catenaccio tutta la gara, superando la metà campo una manciata di volte in tutti i 95′, la scelta di regalare un uomo all’avversario con un terzo difensore centrale è apparsa ai più incomprensibile, così come lo schieramento di Darmian (terzino destro) a sinistra, che perdeva suo malgrado sempre diversi secondi per portarsi palla sul piede naturale senza mai crossare (l’unica volta fatta stava per mandare in gol Florenzi), e Candreva, palesemente fuori forma, a destra. Una formazione che grida vendetta perchè, l’unico schema attuato, è stato quello che in realtà era da escludere a priori: cross lungo a centro area per la testa di qualcuno, che tutte le volte era un difensore svedese. Sfidare una squadra fisica sulla sua stessa arma, non evidenziando i limiti di una difesa lenta e distratta con l’utilizzo dei vari El Shaarawy, Bernardeschi, Insigne, è stato un capolavoro inverso. Così come l’adattare, ancora una volta, i giocatori ai propri schemi, Insigne mezz’ala (?) in Svezia, Bernardeschi mezz’ala a San Siro, pur di non staccarsi dalla difesa a 3, in un finale nel quale schemi e testa erano saltati del tutto ed il gol non sarebbe arrivato, vuoi per sfortunata, vuoi soprattutto per demeriti, nemmeno giocando 300 minuti, quando si sarebbe invece dovuto attaccare l’avversario sin dal primo minuto palla a terra e con imbucate centrali.

Poche idee, contorte ed in contrapposizione tra loro, purtroppo è stata questa l’Italia di Ventura, un Ct che pure da allenatore buone stagioni le aveva regalate, ma che in Nazionale ha peccato sul piano tattico e gestionale, sprofondando con le proprie incertezze proprio sul più bello.

Per la prima volta ben 3 generazioni non potranno vivere un’estate mondiale di notti magiche, quelle che, se si pensa che il Mondiale successivo, nel 2022, si giocherà in Qatar in inverno, sembrano al momento lontanissime quasi un decennio.

Un disastro senza precedenti, un’apocalisse sportiva, una pagina nerissima del calcio italiano, che la sia chiami come si vuole, ma se proprio si vuol dare un senso a questa deprimente mancata qualificazione, che serva almeno a rigettare le basi di un movimento incapace di credere nei giovani e di lanciarli, sin dalle formazioni giovanili. A chi guiderà la Federcalcio il compito di stabilire nuove norme e magari limitazioni proprio partendo dalle Primavere, sempre più piene di stranieri che nulla hanno più degli italiani, al prossimo Ct il compito di riavvicinare alla Nazionale un popolo innamorato ma, al momento, scottato e depresso, ai vari Donnarumma, Rugani, Caldara, Insigne, Belotti, Chiesa, e agli altri giovani che verranno fuori, il compito di tornare a farci sognare, perchè forte non è chi non cade mai, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi, più di prima.

 

 

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