Occhio a… Dario Benedetto, il re delle triplette

Nel 32esimo titolo appena conquistato dal Boca Juniors un calciatore, su tutti, si è reso gran protagonista e trascinatore degli xeneizes, tanto da far parlare tutti di titolo “benedetto”.

Questa è la storia di uno dei tanti attaccanti esplosi tardi ad alti livelli che, però, al momento giusto hanno saputo riprendersi tutto con gli interessi. L’attaccante in questione è Dario Benedetto, argentino classe ’90 in forza da uno anno alla Bombonera.

Benedetto nasce a pochi km da Quilmes, precisamente a Berazategui, iniziando la sua carriera da calciatore all’Arsenal de Sarandì, dove a 18 anni trova il suo primo gol tra i professionisti. Troppo poco, però, anche per una società argentina, da sempre con un occhio di riguardo verso i giovani del proprio vivaio. Così il giovane attaccante fa le valigie e vola in prestito nelle serie minori, prima al Defensa y Justicia, con uno score tutt’altro che notevole (appena 2 reti), poi al Gimnasia Jujui, dove inizia a trovare confidenza con la porta trovando il gol in 11 occasioni. Siamo nel 2012 e l’Arsenal de Sarandì decide che il ragazzo ha dimostrato abbastanza per poter tornare alla base. Alla casa madre Benedetto gioca finalmente la sua prima stagione da titolare, vedendo il campo in ben 37 occasioni e timbrando 8 volte il gol, non tantissimi ma spesso conditi da ottime prestazioni. 175 centimetri per 75 kg, Benedetto non è il panzer argentino stile Martìn Palermo, ma un attaccante polivalente capace di abbinare ad una più che discreta tecnica di base esplosività e velocità, potendo indistintamente fare a prima o seconda punta.

La buona stagione disputata gli apre le porte del mercato, dove a sorpresa il ragazzo decide di cambiare nazione, accettando la corte del Club Tijuana in Messico. A volte si dice che fare un piccolo passo indietro serva a farne qualcuno in più in avanti, è il caso dell’attaccante argentino che in Messico trova il suo ambiente ideale e la definitiva esplosione.

Dario Benedetto esulta con la maglia del Club America

L’esordio è da album dei ricordi, una tripletta da sogno che però vale solo 1 punto nel 3-3 contro l’Atlas, ma che basta a conquistare da subito il cuore del tifo nordamericano. Ben 21 gol in 43 presenze lo rendono il re indiscusso della formazione rossonera, i titoli sono tutti per lui e arriva anche il passaporto messicano in vista di una possibile convocazione. Dopo un anno e mezzo dal suo arrivo l’Atlas lo cede per la cifra di 8 milioni di dollari ai rivali del Club America, uno dei club di punta del campionato messicano, la maglia cambia ma non le prestazioni, il feeling di Benedetto con la rete è sempre più stretto, ben 17 i centri i campionato. La vetrina definitiva per la sua consacrazione sarà però la Concacaf Champions League, l’equivalente della nostra coppa dalle grandi orecchie, dove il bomber argentino realizza una tripletta in finale al Motreal Impact, regalando il sesto titolo ai suoi e laureandosi capocannoniere ex aequo insieme al suo compagno Peralta. La musica non cambia nella stagione 2015/16, dove il suo Club America da campione in carica centra la seconda vittoria di fila nella coppa continentale, e chi se non Benedetto è l’autore dell’1-0 finale sui rivali del Tigres?

Tre reti in 18 minuti, Benedetto conquista la Bombonera contro il Quilmes

Tre anni ad altissimi livelli in Messico sono decisamente troppi per non ricevere l’attenzione dalla natìa Argentina, dalla quale il Boca Juniors fa pervenire l’offerta di 5,5 milioni di dollari per assicurarsi le sue prestazioni. In casa xeneize la situazione è delicata, il nono posto appena conquistato non rispecchia le ambizioni della società, oltretutto le voci sui mancati pagamenti di stipendio a Carlitos Tevez si fanno insistenti, rendendo l’ambiente bollente. Il tecnico ex Palermo Schelotto vede però i due insieme nel proprio ideale tandem offensivo e, seppur non supportato dai risultati, insiste sul neo acquisto, soprattutto dopo il ko dell’ex Juve. La situazione cambia, definitivamente, il 25 Settembre 2016, quando Benedetto inizia a segnare, non smettendo più. Abituato a farsi conoscere dai suoi tifosi a suon di triplette l’argentino sceglie proprio la gara contro il Quilmes per entrare nella storia. Dal 7′ al 18′ in soli 18 minuti sigla tre reti nel 4-1 finale estasiando la Bombonera, che non assisteva ad una tripletta da sei anni (ultimo fu Martin Palermo). Gli applausi sono scoscianti, e come non potrebbero esserlo dinanzi a tre prodezze come un colpo di tacco, uno tiro dalla distanza ed una girata di testa. Il Boca è ai suoi piedi, Benedetto diventa, finalmente, idolo anche in patria. Le reti, tante, piovono con continuità, e poco male se il suo partner d’attacco nelle idee di Schelotto vola in Cina (pentendosene), a risolvere i match più complicati ci pensa sempre lui, l’uomo delle triplette, autentico trascinatore nel titolo conquistato dal Boca con due gare d’anticipo. Più gol che presenze, roba da CR7 e Messi, proprio quel Messi che, chissà, Benedetto potrebbe conoscere in Nazionale, perchè 17 reti in 14 presenze ed un fresco titolo di campione d’Argentina non possono che valere una chiamata in Nazionale e, forse, dall’Europa.

 

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