Occhio a…Hirving Lozano, Chucky made in Mexico

Piena di insidie, pianti ma anche tante opportunità. Non è difficile confonderla con qualunque metropoli americana, poichè vi sono stati costruiti centinaia di grattacieli. A differenza però di New York, Los Angeles o Miami a Città del Messico e in Messico, il calcio è religione, non quanto in Argentina ma è comunque seguitissimo. A detta di molti, entro pochi anni, il campionato messicano diverrà uno dei più interessanti nel panorama calcistico americano e non solo. Ma il campionato messicano è già interessante per il semplice fatto che vi sono giovani ragazzini con la bava alla bocca pronti a sfondare nel calcio che conta, cioè quello europeo. Uno di questi è senza dubbio Hirving Lozano nato nella capitale il 30 luglio 1995.

Negli Stati Uniti, Don Mancini è uno sceneggiatore salito alla ribalta grazie alla creazione della malefica bambola di nome Chucky che la vede protagonista nel film La bambola assassina, del 1988. Chucky è il soprannome che i compagni di squadra gli diedero a Hirving, sempre in vena di far scherzi. In realtà rimane sempre Chucky anche quando indossa le scarpe calcio. Le sue cavalcate, i suoi movimenti e le sue assassine traiettorie spesso ingannano gli sfortunati avversari ai quali non resta che ammirare la classe e la determinazione di questo giovanissimo ragazzo.

Hirving nasce e cresce ala sinistra e grazie al suo destro, compie solitamente il movimento verso il centro che poi lo porterà a concludere. Grazie alla sua velocità non è facile da prendere, il suo baricentro basso gli permette di sfrecciare e compiere rapide sterzate mandando in tilt il diretto avversario. Ciò che colpisce di lui è che riesce a calciare in porta anche se sbilanciato o se in mezzo a tanti difensori. Il campionato messicano non sarà ai livelli di una lega europea ma la classe, quando c’è, si vede a prescindere dal contesto nel quale ti misuri.  La sua carriera inizia dal Pachuca a 14 anni, quando i dirigenti della squadra messicana gli pagano vitto e alloggio e lo portano via dalla capitale. Dopo cinque anni e tanti trionfi nelle giovanili, esordisce finalmente in prima squadra l’8 febbraio 2014. Lo stadio non è uno qualunque bensì il celeberrimo e maestoso Azteca di Città del Messico. La partita col Club America rimane a reti inviolate, il Pachuca potrebbe farne almeno due ma la sorte sembra voler bene alle aguilas. Il primo tempo scorre via e nella ripresa le aquile si fanno coraggio spinte anche dal pubblico. Intanto Diego Alonso manda a scaldare mezza panchina, fra cui Hirving Lozano. A pochi minuti dal termine decide di mandarlo in campo con un compito chiaro e preciso: gioca come sai. Il Club America avanza con tanti uomini, il Pachuca recupera palla e la manda sui piede del giovane Lozano. Hirving tocca la palla col piede destro, esattamente sulla linea di centrocampo e incontrastato avanza verso la porta, è un insolito cinque (difensori) contro tre (attaccanti). I compagni non fanno nessun movimento a smarcarsi, i difensori indietreggiano e Hirving sulla linea dell’ area di rigore calcia col sinistro spiazzando il portiere (immobile) e portando avanti i suoi. Ma prima del gol, è bellissimo notare come Hirving avanzi palla al piede. Sembra essere incollata. Non gli scappa mai via, il segreto, toccarla tante volte ma sempre delicatamente. I compagni, increduli, corrono dietro di lui, urlando ed abbracciandolo.

Questo è l’esordio di un predestinato che segna il suo primo gol coi professionisti in un tempio del calcio. Dopo aver vinto il Clausura e la Concacaf che sarebbe la Champions League centro-americana, molti club europei si fanno avanti per lui. Per un ragazzo che viene da quel contesto calcistico e culturale, l’ideale sarebbe la Spagna o magari il Portogallo. Ma come fu consigliato a Ronaldo prima e a Romario poi, a Lozano viene proposta l’Eredivise, da giocare con addosso la maglia biancorossa, sponsorizzata Philipps. A Ronaldo gli dissero –Non andare subito in un grande club, perchè rischi di bruciarti, vai dove ti insegnano a giocare, in cui non vi sono pressioni e soprattutto vai al freddo, al nord, perchè se resisiti a quel clima e a quelle temperature, allora, avrai un grande futuro davanti a te-. I pianti di Ronaldo in terra olandese sono ormai famosi ma poi sappiamo tutti quale giocatore sia diventato. Anche Romario ha seguito la strada del Fenomeno. 

Hirving quindi sceglie Eindhoveen. Il Psv è una squadra giovane e con esperienza e con in panchina un promettente Cocu, il mix perfetto per un ragazzo come lui. I milioni che gli olandesi verseranno per lui, saranno otto. All’arrivo di Lozano però, chi poteva aiutarlo ad ambientarsi e non farsi sentire solo sono emigrati altrove. Hector Moreno alla Roma e Andres Guardado al Betis di Setién. Cocu lo mette subito titolare alla prima in casa, contro l’Az Alkmaar e dopo pochi minuti Hirving sbaglia un gol che altrove non avrebbe sbagliato, si dispera e guarda il cielo, ma gli applausi lo aiutano ad alzarsi ancora più determinato. L’ Az è in bambola, subisce attacchi da ovunque ma Lozano non riesce a marcare il primo gol olandese. Alla mezz’ora, però, il messicano viene lanciato in campo aperto, rientra sul destro, supera un “difensore” e batte Bizot sul primo palo. E’ ancora il messicano a seminare il panico: tu per tu col portiere, lo scarta, calcia ma la palla viene salvata sulla linea con un colpo di tacco volante da un difensore. Prima della fine è sempre Lozano a mangiarsi un gol facile, nuovamente tu per tu col portiere ma stavolta invece di scartarlo, calcia, ma la palla sbatte sfortunatamente sulla traversa. Le migliori  occasioni capitano  tutte sui piedi d Lozano. A fine match, ovviamente vinto, verrà eletto migliore in campo. La crescita del ragazzo prosegue a gonfie vele e seppur ancora acerbo ha una buona media gol. Vedremo durante la stagione cosa riuscirà a fare e chi riuscirà a far impazzire. Nel mentre godiamoci questa sorprendente novità del calcio messicano, consapevoli che, se continuerà così, ben presto lo vedremo su altri palcoscenici.

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