Paulo Dybala racconta: “Mi chiamavano ‘el pibe de la pensiòn’ perchè vivevo in un convitto, Gattuso l’allenatore che mi ha cambiato”

Giunto in Italia al Palermo da perfetto sconosciuto, ha impiegato almeno due stagioni per imporsi nel nostro la calcio, la prima, adattandosi e giocando in un Palermo poi retrocesso, con 2 gol in campionato, la seconda, con un ottimo girone di ritorno in Serie B in coppia con Vazquez e la promozione ottenuta. La terza, quella della consacrazione, da stella rosanero in Serie A, che gli è poi valsa la chiamata della Juventus. Oggi Paulo Dybala è una delle stelle più splendenti del nostro calcio, l’argentino si racconta così, tra i primi calci in Argentina e l’arrivo in Italia.

“Tutti mi dicono che ho il viso d’angelo di un ragazzo di 15 anni anche se poi in campo gioco come uno di 30 anni e mi trasformo. Molti mi chiamano ‘pibe de la pensiòn’, soprattutto in Argentina, questo soprannome risale ai tempi dell’Instituto de Cordoba: allora vivevo in convitto e spesso facevo i lavori di casa aiutando i miei compagni che ritrovo sempre quando torno nel mio Paese.
Se sono diventato un calciatore è più per volere di mio padre che mio, il suo sogno era vedermi su un campo da calcio e mi diceva di non mollare mai. Sono arrivato fino alla Nazionale Argentina e ne sono fiero, ricordo ancora che quando ricevetti la chiamata di Martino mi sudarono le mani…
Certo, avrei potuto scegliere anche una Nazionale diversa, Polonia ed Italia mi hanno fatto capire di essere interessate.
Polonia per mezzo di mio nonno, morì quando avevo tre anni, lo ricordo molto serio e pacato. Una volta ho parlato con i miei cugini polacchi, mi piacerebbe visitare i luoghi in cui ha vissuto.
Italia, invece, per la mia bisnonna, e fortunatamente ho avuto la possibilità di trasferirmi e diventare calciatore ad alti livelli qui in Italia.
Ma mi sento argentino, sono nato lì e mi emoziono quando ascolto l’inno, non è stato difficile scegliere l’Albiceleste.
Idoli da bambino ne ho avuti, ma se devo fare un nome di una calciatore che mi ha aiutato a migliorarmi cito un mio compagno: ho imparato molto da Vazquez al Palermo. E poi grazie alla tv, ai dvd, osservando Riquelme e Messi ho appreso diverse cose che mi hanno aiutato a migliorare. Riquelme è stato per me un idolo, così come Ronaldinho, ogni sua partita era un’occasione per guardarlo ed imparare da lui, un giocatore meraviglioso.

Un allenatore forse poco pubblicizzato ma che mi è stato di grande aiuto è Gattuso, è stato un grande campione ma anche come allenatore è un maestro.
Lui mi ha insegnato come posizionarmi per schivare il diretto avversario ed in allenamento ricordo che ogni volta mi randellava per farmi capire dove dovevo mettermi. Da piccolo ero egoista, poi ho capito che è bello condividere tutto ed in questo sono migliorato”.

PAULO DYBALA

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