Corea del Sud 2002: favola o farsa? La storia della Nazionale asiatica trascinata da discutibili errori arbitrali

Il primo Mondiale in terra asiatica, in compartecipazione tra Corea del Sud e Giappone, la prima partecipazione in assoluto del Senegal, e sorprese a non finire. Questo, in riassunto, il Mondiale disputatosi nel 2002, un torneo che vide la partecipazione di arbitri e assistenti di diverse nazionalità, chiudendo di fatto un predominio europeo e americano nel ruolo. Pro e contro, ovviamente.

Deludente la Francia campione del Mondo e d’Europa, eliminata senza far gol già ai gironi, sorprendenti Senegal e Turchia. Partono bene anche le due padrone di casa, che passano entrambe agli ottavi di finale vincendo i rispettivi gironi..

Ciò che non fu divertente furono i molti, troppi “errori”, specialmente a danno delle nazionali europee più forti.

L’Italia nel girone

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Le proteste di Inzaghi dopo il gol regolare annullato contro il Messico
In casa nostra lo ricordiamo bene. Dopo le polemiche verso Trapattoni per la mancata convocazione di Roberto Baggio, peraltro un idolo in terra asiatica, il cammino sul campo si rivelò a dir poco tormentato. Bene l’esordio, con un’ineccepibile doppietta di Vieri a stende l’Ecuador, mentre nelle successive due partite, contro Croazia e Messico, iniziò subito a serpeggiare un certo malcontento tra gli azzurri per via di alcune decisioni discutibili. Ben quattro i gol annullati in due gare: contro i croati uno di Vieri e uno di Materazzi (a segno addirittura da metà campo); contro il Messico uno di Inzaghi e uno di Montella (che pare fosse l’unico effettivamente dubbio, anche se probabilmente regolare).

Pro Corea del Sud? Il Portogallo

Il Portogallo, ridotto in nove uomini, perde contro la Corea e saluta la competizione già ai gironi

Una delle nazionali europee sulla carta più forti e presente nel girone dei padroni di casa della Corea del Sud, il Portogallo, partì male perdendo 3-2 con gli Stati Uniti d’America, ma la partita successiva si riscattò mostrando i muscoli, con un sonoro 4-0 alla Polonia. La qualificazione sarebbe dovette passare giocoforza per la Corea del Sud. I lusitani entrarono in campo piuttosto tesi, innervositi dall’atteggiamento dell’arbitro argentino Sánchez dal suo canto mostrò subito un atteggiamento piuttosto duro verso gli europei, che dopo soli 38 minuti di gioco già si trovarono a giocare in 9 uomini per le espulsioni di Joao Pinto e Beto. Nonostante ciò, la gara restò per lunghi tratti inchiodata sul pari, ma per i lusitani fu un’illusione poichè, nonostante la grande differenza tecnica, il vantaggio di due uomini per i coreani si fece sentire nel finale. Finì così 1-0 per i coreani, che passarono mandando a casa i portoghesi. Qualche dubbio di favoritismo verso la Corea del Sud sembrò esserci, ma era facile da catagolare come semplice errore, un po’ come quelli contro l’Italia nelle partite del suo girone.

La conferma: Corea del Sud-Italia

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I quotidiani italiani all’unisono dopo la gara contro la Corea: uno scandalo sportivo con pochi precedenti

Nonostante le quattro reti annullate, l’Italia riuscì comunque a qualificarsi, grazie ad un gol in extremis di Del Piero contro il Messico. Agli ottavi, tuttavia, l’urna designò per gli azzurri la Corea del Sud. Il ricordo del 1966, in cui furono i loro cugini del nord ad eliminarci, era ancora fresco nelle menti dei tifosi, che accolsero la squadra azzurra in una vera e propria bolgia. Questa volta, però, a giocare con i padroni di casa fu anche l’arbitro equadoregno Byron Moreno, che si rese artefice di un vero e proprio scempio. Bastarono infatti pochi minuti che iniziò a palesarsi quello che sarebbe stato l’andazzo della gara: fu subito fischiato un rigore regalato agli asiatici per un presunto fallo di Panucci, che però Buffon neutralizzò.

Il golden gol di Ahn che manda a casa l’Italia

L’Italia, nei 90′ minuti, fu a lungo padrona del gioco, la differenza tecnica e di esperienza tra le due compagini risultava notevole, tant’è che passò in vantaggio con Vieri. Non fece i conti con l’arbitraggio che fu, eufemismo,  davvero a senso unico. I coreani sembrarono più abili nel picchiare che nel giocare a calcio, e i poveri Zambrotta, Coco, Maldini, Tommasi, Totti, dovettero continuare a subire colpi proibiti senza nemmeno che venisse loro fischiato un fallo a favore. Non solo: guai a fare un fallo, perché il cartellino di Moreno parve essere facile per gli azzurri, che nei supplementari (la partita terminò 1-1) dovettero chiudere in 10 per l’espulsione di Francesco Totti, reo di aver simulato in area (altra decisione più che discutibile). Naturalmente, anche in questo caso non poté mancare il gol regolarissimo annullato, questa volta a Damiano Tommasi nei supplementari (sarebbe stato il golden goal), sotto gli occhi di un furioso Trapattoni. Il golden gol lo segnarono i coreani con il perugino Ahn, volando ai quarti e facendo parlare di un “favola”, mentre in Italia le proteste diventarono accanite, con l’invocazione di uno scandalo sportivo.

Il “sogno” continua con ogni mezzo: Corea del Sud-Spagna

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Due indizi fanno una prova: gli spagnoli dopo aver ironizzato sull’eliminazione azzurrano sperimentano sulla propria pelle un pessimo arbitraggio contro i coreani

“Gli italiani non sanno perdere, sanno solo lamentarsi!“. Questo in sostanza il commento della stampa spagnola dopo l’eliminazione degli azzurri. Tuttavia, ai cugini iberici toccò la stessa sorte. Non più Byron Moreno, ma l’egiziano Gamal Al-Ghandour questa volta il dodicesimo uomo degli asiatici. A Hierro, Xavi, Joaquín, Morientes e Puyol toccò la stessa sorte degli azzurri, ovvero un gioco duro e grossolano ai loro danni. Non solo: anche qui, a quanto parve, segnare contro i padroni di casa aveva poco senso. Annullati difatti un autogol dei coreani e un gol regolare di Morientes ai supplementari (fermato per fuorigioco anche nel corso di un’altra azione che lo vide solo di fronte all’estremo difensore asiatico). La Spagna perse poi ai rigori per l’errore di Joaquin, ma probabilmente, anche se li avesse segnati tutti, in un modo o nell’altro la sensazione fu che avrebbero comunque perso. Un altro scandalo, che vide questa volta le feroci proteste degli iberici, mentre uno dei loro giornale più prestigioso, As, intitolava “¡Italia tenía razón!” (l’Italia aveva ragione).

La fine dell’incubo: la Germania

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In semifinale, la Corea del Sud trovò la Germania. Un’altra europea, terrorizzata dall’ottenere lo stesso trattamento tenuto nei confronti di Portogallo, Italia e Spagna. In uno stadio in cui si ironizzava sul passato hitleriano degli europei (con cartelloni che intimavano “Go away Hitler’s children” e foto quali quella che vedete sopra, rivolte ai vari Klose e Kahn), per fortuna, questa volta l’arbitro parve essere per lo meno normale, o non spudoratamente pro-asiatici. Infatti Ballack al 75′ decretava la fine di quella che venne definita (e viene ricordata) come una favola, con gli asiatici che giungeranno poi quarti perdendo la finale di consolazione con la Turchia.

Il Mondiale del 2002 sarà vinto dal Brasile proprio contro la Germania, ma la sensazione fu quella di un campionato falsato. Negli ultimi anni abbiamo assistito lo stesso ad “errori” più o meno clamorosi, non ultima la discussa qualificazione francese ai Mondiali del 2010 ai danni dell’ Irlanda, ma difficilmente ad una serie di decisioni controverse di tali portate, soprattutto non in più gare.

L’inchiesta

Ad avallare questa tesi e far venir fuori carichi d’ira quelli che “io l’avevo detto” ci ha pensato l’FBI, mettendo in luce i comportamenti tutt’altro che limpidi dell’ex Presidente della Fifa Joseph Blatter. Ricordate colui che non si presentò alla premiazione azzurra 4 anni dopo per incoronare i campioni del mondo a Berlino? Chi se non lui…

Il destino del Mondiale nippocoreano, infatti, a quanto pare fu deciso a tavolino, proprio in contemporanea alla manifestazione. A sospettarlo sono le indagini condotte dall’FBI, e a tal proposito uno degli agenti che si occupa del caso, Erick Martinez, due anni fa rivelò che “L’organizzazione non avrebbe mai consentito l’eliminazione agli ottavi di finale di entrambe le nazionali di casa. Una sarebbe dovuta approdare fino alle semifinali per ragioni più economiche che geopolitiche”.

Byron Moreno espelle Totti, solo una delle topiche clamorose dell’arbitro durante Corea del Sud-Italia

Sempre secondo le ricostruzioni della famosa agenzia americana il destino di Italia e Spagna si decise, loro malgrado, nella sfida che precedette quella degli azzurri, ossia Giappone-Turchia, con il passaggio del turno dei turchi. In quel momento secondo i documenti in possesso dell’Fbi, il coreano Mong Joon Chung, uno dei vicepresidenti della Fifa in quegli anni, avrebbe chiesto a Blatter di fare in modo di favorire la squadra di Hiddink, per non mandare subito a casa entrambe le nazioni organizzatrici.  Nei documenti compare il nome dell’arbitro marocchino Mohammad Guezzaz, ai più sconosciuto, ma che nella gara tra Italia e Corea ricoprì il ruolo di quarto uomo. Non solo, il marocchino era l’uomo di fiducia di Issa Hayatou, boss del calcio africano nonchè il collettore di voti per conto di Blatter. In definitiva il quarto uomo marocchino non avrebbe fatto pressioni solo su Moreno, ma anche sui due guardalinee, ossia l’argentino Jorge Rattalino e l’ungherese Ferenc Szekely. Osservando con attenzione i filmati della gara si nota infatti come Moreno, che non strinse intenzionalmente e clamorosamente ad inizio match la mano ai calciatori azzurri, estrasse un frettoloso cartellino rosso nei confronti di Totti, ma fu l’assistente Rattalino a sbandierare un fuorigioco inesistente sul gol di Tommasi, mentre l’altro guardalinee, Szekely, in ottima posizione, non si accorse delle aggressioni ai danni di Coco e Di Livio. Decisamente troppo per catalogare il tutto alla voce errori.
I favoritismi alla Corea proseguirono nei quarti, dove la Spagna fu trascinata fino ai rigori da un altro pessimo arbitraggio, quello dell’egiziano Gamal Ghandour,  dagli assistenti Ali Tomusange (Uganda) e Michael Ragoonath (Trinidad & Tobago), e dal quarto uomo Saad Mane (Kuwait).
Guarda caso tutti provenienti da federazioni che avevano sostenuto fortemente la candidatura di Blatter, legati a Jack Warner, ex vicepresidente della Fifa arrestato, e al solito Hayatou.

Insomma, un Mondiale tutt’altro che limpido, e fortuna vuole che il cammino degli asiatici si interruppe (guardacaso) in semifinale, non inficiando sull’esito finale della manifestazione, anche se, con Spagna o Italia in lizza dal lato del tabellone della Germania, sarebbe potuta cambiare la finalista e, chissà, la vincente.

 

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