Football Stories: Enzo Francescoli

Praticamente da sempre, tra Argentina ed Uruguay non scorre buon sangue. Dopo aver ottenuto l’ indipendenza dagli stati Rioplatensi gli uruguagi, si trovano a discutere su tutto e di tutto con i vicini argentini. Il tango, il calcio e sulla vera identità del Principe. Per gli argentini e anche per gli italiani il vero Principe (letto alla spagnola, ovvero la c diventa s) è e rimane Diego Milito. Ma vi siete mai chiesti il perchè di questo soprannome? Gli uruguagi infatti per Principe non intendono il bomber argentino ma un certo Enzo Francescoli, grande centrocampista uruguagio degli anni ’80. Tra i  due l’unica cosa in comune è l’aspetto fisico, si perchè, se mettiamo due immagini a confronto, molti avrebbero difficoltà a riconoscere Diego da Enzo, chiaramente due sosia per natura.

enzo-francescoli-decanta-por-messi-detrimento-maradona-1349976810343Enzo Francescoli Uriarte nasce nella capitale Montevideo il 12 novembre 1961. Grazie al calcio, il paese uruguagio ha finalmente trovato il rispetto delle altre nazioni. Nel 1930 ha vinto il primo Mondiale della storia del calcio e vent’anni più tardi ha trionfato al Maracanà nel celeberrimo e tristissimo (per i brasiliani) Maracanazo. I migranti europei, ma soprattutto quelli italiani, hanno esportato dal bel paese il calcio. Sono moltissimi gli operai che nel dopo lavoro organizzano in piazze e giardini partite di pallone. Poi i sudamericani hanno perfezionato il gioco fatto di tecnica, dribbling e velocità, sempre e costantemente palla a terra. Nasazzi, Andrade e Schiaffino solo solamente alcuni nomi dei grandissimi calciatori uruguagi. Anche Enzo Francescoli, figura tra questi. Dopo aver giocato per la squadra locale, i Montevideo Wanderers, nel 1982 migra in Argentina per giocare al Monumental con i Millionarios. Col River si consacra e diventa celebre in tutto il Sudamerica. Nel 1983 l’Uruguay vince la sua dodicesima Coppa America battendo in una doppia finale i verdeoro, Francescoli segna solo una rete nella finale di andata ma viene eletto dagli addetti ai lavori il miglior giocatore del torneo. Intanto nel River vince nel 1985 il campionato e grazie ai suoi 25 gol diviene anche per la seconda volta capocannoniere del torneo. Nel 1986 decide di cambiare sia Paese che continente, sbarcando così in Francia. La polisportiva Racing Club de France Football ingaggiò il fuoriclasse uruguagio. Il Racing Club de FF negli anni ’80 era una squadra di tutto rispetto, anche se adesso milita nella quarta divisione francese e nel 1938 nel proprio stadio, lo Stade Yves-du-Manoir, si è giocata la finale di Coppa del Mondo vinta dalla nostra nazionale azzurra.

downloadNel 1987 si gioca in terra argentina la prima edizione della Coppa America organizzata da un solo paese senza quindi giocare una doppia finale. Ancora una volta è l’ Uruguay a trionfare sulle altre, grazie ad un gol di Bengoechea contro il Cile la Celeste alza al cielo la seconda Coppa America consecutiva nel teatro del Monumental, dove Francescoli vi tronerà qualche anno dopo. Nel 1989, successivamente alla sconfitta in finale coi brasiliani nella Coppa America a Rio de Janeiro e dopo 3 stagioni anonime e senza trofei passa alla più titolata squadra dell’ Olympique Marsiglia, dove conquista lo scudetto francese. A quei tempi a Marsiglia un ragazzino di poco meno di vent’ anni si affacciava al calcio come uno dei prossimi fuoriclasse francesi. Faceva il raccattapalle al Vélodrome e ammirava Francescoli e i suoi magnifici dribbling. Un giorno decise di presentarsi a lui perchè voleva la sua maglia: “Bonsoir Franscescoli, je m’ appelle Zinedine et je voudrais son jersey”. E nel 1995 Zinedine Zidane chiamerà il suo primogenito proprio Enzo, in onore del calciatore uruguagio. Insieme a Papin, Waddle e Deschamps forma una squadra spietata e affamata ma l’uruguagio vi rimarrà soltanto una stagione per trasferirsi nella vicina ma non francese isola della Sardegna.

imagesA Cagliari trova altri 2 uruguagi: Herrera e Fonseca. Inizialmente Ranieri (che portò il Cagliari dalla C1 alla A) poi successivamente Giacomini e Carletto Mazzone, arretrano la sua posizione in campo facendogli perdere così il fiuto del gol che lo aveva reso noto al mondo. Infatti il Cagliari trova difficoltà durante il campionato e, per due stagioni di fila, riuscirà a salvarsi per il rotto della cuffia ma. al terzo e ultimo anno di Francescoli, la squadra sarda da poco acquistata da Cellino, arriva sesta in campionato, posizione che permette l’ accesso alla Coppa Uefa. La sua ultima stagione italiana la trascorre a Torino, sponda granata, Mondonico però non trova la giusta collocazione nei suoi schemi e quindi l’uruguagio ormai 33enne torna a Buenos Aires nella culla del River, squadra in cui si è espresso meglio. Soprannominato anche El Flaco per la sua magrezza (altro soprannome ereditato da Pastore) i suoi dribbling e le sue giocate lo rendevano infatti perfetto per il calcio sudamericano.

Nonostante i numerosi infortuni, la classe rimane sempre cristallina e nel 1994 trionfa subito nel torneo di Apertura. Nel 1995 conquista la sua terza ed ultima Coppa America in terra proprio uruguagia. Ancora una volta si presentano i brasiliani a cercare una rivincita per rivendicare quello che è successo 45 anni prima. Il Brasile si arrende solo ai rigori, grazie ad un errore dal dischetto di Tulio, marcatore nei 90 minuti, mancando così la seconda Coppa America consecutiva.

Anno d’oro per Francescoli e il River è sicuramente il 1996, in cui trionfano nel campionato di Apertura ma soprattutto nella più ambita Coppa Libertadores, a distanza di 10 anni dall’ultima vittoria. Fatto curioso, come nel 1986 anche nel 1996 la squadra che affronterà il River in finale sono i colombiani dell’ América de Cali. La stagione successiva (ultima per Francescoli) il River trionfa sia nel Clausura che nell’ Apertura e Francescoli in un grande addio al Monumental si ritirerà dal calcio giocato, per poi tornare a dicembre del 2013 in veste di direttore sportivo dei Millionarios.

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