
È vero: l’Italia sta attraversando un momento difficile.
Veniamo da due mancate qualificazioni ai Mondiali e ora rischiamo seriamente la terza.
È inevitabile che questo faccia male, perché parliamo di una nazionale che, fino a pochi anni fa, produceva talento in ogni zona del campo.
Ma, al di là dei limiti e delle colpe nostre, che sono tante, ma veramente tante, c’è un aspetto che spesso si trascura: il sistema delle qualificazioni UEFA è quantomeno discutibile.
In Europa ci sono decine di nazionali divise in gironi da quattro o cinque squadre, e solo la prima si qualifica direttamente, relegando le altre ai playoff.
Questo significa che, basta un sorteggio sfortunato o partita sbagliata, anche una soltanto, per compromettere tutto un cammino.
La particolarità è che il sistema di qualificazione non è uniforme, ma varia da continente a continente, in Sudamerica, ad esempio, le qualificazioni si giocano in un unico girone all’italiana, con dieci squadre e diciotto partite, e si qualificano le prime sei.
Così capita che anche squadre che hanno perso quattro, cinque o anche sei partite vadano comunque al Mondiale, mentre in Europa una nazionale che magari le vince tutte ma sbaglia una gara nel girone rischia di restare a casa o quantomeno passare per i playoff.
E la situazione non è migliorata verso il Mondiale allargato da 36 a 48 squadre, dato che dei 12 posti in più soltanto due sono spettati all’Europa, garantendo però il pass a nazionali minori dei continenti meno ricchi di talento.
A rendere tutto ancora più paradossale, c’è anche la gestione del calendario, con gironi già avviati in attesa del debutto in alcune squadre.
Quando l’Italia ha debuttato lo scorso giugno contro la Norvegia, gli avversari avevano già giocato due partite, entrambe vinte, e si presentavano a punteggio pieno.
L’Italia, invece, scendeva in campo per la prima volta, in trasferta, con la pressione psicologica di non poter sbagliare subito per non compromettere un intero cammino ancora prima di cominciare, come poi accaduto.
È evidente che anche questi squilibri organizzativi incidano almeno parzialmente sulla serenità e sulla competitività delle squadre.
Non è una giustificazione, ma una riflessione: l’Italia si trova dove si trova per demeriti propri, nel 2017 avrebbe dovuto e potuto battere la Svezia, nel 2022 aveva in mano il proprio destino se non avesse sbagliato quei rigori contro la Svizzera, prima di finire nel calderone dei playoff sbagliando la gara con la Macedonia (e in caso di passeggio ci sarebbe stato il Portogallo in trasferta, non una passeggiata), e anche lo scorso giugno avrebbe dovuto e potuto fare qualcosa di meglio in Norvegia, ma forse sarebbe anche il caso di ripensare un sistema più equilibrato nelle qualificazioni, che premi davvero il merito e riduca il peso del singolo passo falso.
Il calcio è fatto anche di errori, ma giocare tutti con lo sesso regolamento e le stesse armi a disposizione ridurrebbe il peso di una singola notte storta