Occhio a…Christian Pulisic, il croato a stelle a strisce

Per “colpa” di Panama il prossimo mondiale russo non metterà in vetrina uno dei migliori talenti in circolazione. Le origini sono chiare, lo si capisce da “Ic”. Alla famiglia Pulisic la Croazia stava proprio stretta, aveva bisogno di più spazio, quello che vuole e crea il giovane Christian quando indossa le scarpe coi tacchetti.

I Pulisic optano per l’American Dream, sindrome comune per gli europei, specie quelli dell’est. Mark Pulisic però ama il calcio e una volta negli States, decide di non abbandonare questa forte passione. Basket qualche volta, baseball non ne parliamo, col calcio vai sul sicuro. Nel 1998, precisamente il 18 settembre, mentre le foglie cadono e la Pennsylvania si tinge di autunno, nasce nella famiglia Pulisic il primo figlio maschio che chiameranno Christian.

Lo crescono con principi croati ma secondo la vita statunitense. Si prega, si ringrazia, e si vende la classica limonata davanti casa. Il piccolo Christian, come papà Mark, ama la palla e la ama averla al piede, non in mano. Sviluppa fin da subito un grande interesse verso questo sport. Campi da calcio ve ne sono tantissimi ma trovare dieci o dodici bambini con cui giocare è assai più raro. Al parco si vedono mazze e guantoni, palle ovali che sfrecciano a mezz’aria ma palloni di cuoio che accarezzano il prato se ne vedono pochissimi. Anzi, nessuno. Ma in famiglia anche la mamma vuole il suo spazio. Quando ancora Christian ha i denti di latte, la mamma Kelley ottiene una borsa di studio per insegnare in Inghilterra per un anno.

La famiglia Pulisic torna quindi in Europa. Qui, il piccolo Christian ha tutto il tempo per farsi travolgere dalla passione inglese per il calcio. Da poco compiuti i sette anni il papà lo iscrive al Brackley Town, la squadra locale. Brackley è la classica cittadina inglese. Tanti campi verdi, d’inverno si riempie il camino di legna e si beve dei buonissimi liquori. Ma a Christian poco importa, lui vuol giocare a calcio. Si accorgono che lo fa anche piuttosto bene.

L’anno volge però al termine e i Pulisic dovranno tornare in Pennsylvania. Il Brackley Town lo lascia, sapendo che uno così non lo rivedranno mai. Christian sa anche che se le cose andranno bene e lui avrà la testa sulle spalle, in Europa ci tornerà, con un contratto in mano di un grande club europeo. Il pallone continua ad essere incollato ai suoi piedi. Tornato a casa, il padre lo iscrive subito al Pennsylvania Classics, un club dilettantistico vicino casa. Intanto Christian si forma, sia come ragazzo che come atleta.

Brevilineo, rapido, ottimo mancino ideale come trequartista spostato sulla destra, parte del campo da cui può uscire dai suoi piedi una violenta sassata verso la porta o un delizioso assist per qualche compagno scattato verso la porta.

Nel 2014 la nazionale a stelle e strisce Under 17 gioca un torneo in Turchia. Le tribune pullulano di osservatori, vestiti e travestiti per non farsi riconoscere. Gli osservatori del Borussia Dortmund hanno sul taccuino il nome di Haij Wright compagno di nazionale di Pulisic. Dopo una sola partita cambiano idea.

Fanno una linea sopra il nome Wright e scrivono Pulisic, magari anche in maiuscolo, così quando torneranno in Germania, dovranno convincere il direttore sportivo a puntare su questo giovane americano. Perchè il maiuscolo significa talento da prendere al volo. Ora, prima che arrivino gli spagnoli, gli inglesi o magari anche i francesi, visto che a Parigi i soldi non mancano.

Pulisic torna a casa ma ha già fiutato qualcosa. La chiamata del Dortmund non tarderà ad arrivare e nel gennaio 2015, Pulisic si trasferisce a Dortmund, venendo prima inserito nelle giovanili. Solo dodici mesi nelle giovanili, poi è tempo di fare sul serio. Tuchel conosce bene le sue potenzialità e sa che un ragazzino così nel suo Borussia ci starebbe benissimo. Prima lo fa esordire da subentrante il 30 gennaio 2016, poi venti giorni dopo lo schiera dall’inizio alla BayArena contro il Leverkusen. Gioca solo il primo tempo, esce al posto di Reus e al minuto sessantaquattro Aubameyang regala tre punti ai gialloneri.

La gioia del primo gol non tarderà ad arrivare. Ma prima del primo gol arriverà l’esordio in nazionale maggiore, nel match contro il Guatemala. Il 17 aprile infatti, nel match a Dortmund contro l’Amburgo segna la sua prima rete tra i professionisti e non è un gol banale. Pieno stile Tuchel. Fraseggi corti e movimenti continui. Calcio d’angolo battuto corto proprio da Pulisic. ll compagno riceve sul lato corto dell’ area e scarica al limite. Mentre accade tutto questo, Pulisic sta compiendo un movimento alle spalle dei difensori i quali guardano la palla. Scarico su Pulisic di prima, il quale con un tocco, la stoppa e salta un difensore. Calcia subito, sul primo palo e la palla entra, facendo balzare in piedi i tifosi di casa. Un gol realizzato tutto col piede destro. Notevole anche il movimento col quale manda al bar il difensore.

Ma non è un gol per caso, perchè solo sette giorni dopo, si ripete a Stoccarda. Borussia già in vantaggio con Mkhitaryan. Ma l’armeno propizierà il gol del raddoppio. Il numero dieci calcia in porta, Tyton respinge centrale e sulla palla si avventa proprio lo statunitense che col sinistro beffa il portiere polacco. Tuchel si accorge che l’impatto del ragazzo sul calcio che conta è determinante e Pulisic dietro Aubameyang ci sta come la bistecca fiorentina con un bel calice di Chianti rosso. Dopo aver conquistato a Berlino la Coppa di Germania, battendo l’Eintracht Francoforte per due reti a uno, Tuchel saluta Dortmund, come fece Klopp qualche anno prima.

In panchina dei gialloneri arriva il preparato tecnico olandese Peter Bosz. Solo pochi mesi prima allenava in Israele, mentre nel giugno del 2016 era tornato in patria per allenare il club più importante d’Olanda. All’Amsterdam Arena, Bosz propone un calcio offensivo e divertente, ricco di passaggi corti, in pieno stile Ajax. Purtroppo per lui e per il club di Amsterdam i trofei a fine stagione saranno zero. Arriva dietro il Feyenoord e perde in finale di Europa League a Stoccolma contro il Manchester United di Mourinho, uno che perdere le finali, non sà cosa voglia dire.

Bosz sbarca a Dortmund trovandosi una rosa giovane e competitiva. Venduto Dembele al Barça è proprio Pulisic ad approfittarne e ad indossare la maglia da titolare. Grandi responsabilità che però non infastidiscono Christian, anzi. Segna in finale di Supercoppa al Bayern Monaco, battendo a tu per tu il portiere. Purtroppo Ancelotti soffierà il trofeo ai gialloneri. La stagione in corso sta dando ragione a questo ragazzo.

Le scelte in attacco per Bosz sono tante ma tutti sanno che Pulisic ha una marcia in più. E’ in perfetto stile Dortmund, sia fisicamente che tecnicamente. Non ci rimane che guardare con curiosità la banda dei teppistelli di Bosz, consci che tra qualche anno ne ritroveremo molti in giro per le big d’Europa a sollevare trofei, magari dopo aver prima regalato nuovi successi al BVB.

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